Test prenatale non invasivo nativa

NATIVA è il test prenatale non invasivo (NIPT – Non Invasive Prenatal Test) di ultima generazione.

Test di screening che fornisce una risposta sulla possibile presenza di anomalie cromosomiche del feto. Analizzando i frammenti di DNA fetale che circolano liberamente nel sangue materno, è possibile individuare quali siano i soggetti a rischio per i quali è consigliabile un ulteriore approfondimento con tecniche diagnostiche invasive, come l’amniocentesi.

Nativa è un test prenatale non invasivo in grado di valutare la presenza delle anomalie cromosomiche fetali più comuni in gravcidanza, attraverso l’analisi del DNA fetale libero nel sangue materno. Le aneuploidie indagate sono esclusivamente relative ai cromosomi 21 (Sindrome di Down), 18 (Sindrome di Edwards), 13 (Sindrome di Patau) e le aneuploidie dei cromosomi sessuali (Sindrome di Turner, Trisomia X, Sindrome di Klinefelter e Sindrome di Jacobs).

Il Test Nativa viene eseguito su un prelievo ematico della gestante, a partire dalla 5 settimana di gravidanza, nel sangue materno circolano i frammenti di DNA di origine fetale, la cui concentrazione aumenta nel corso della gravidanza. Affinchè la quantità di DNA fetale sia sufficiente ad assicurare i valori riportati di sensibilità ed specificità, è consigliabile attendere la 10 settimana di gravidanza, soglia oltre la quale il test può essere tranquillamente effettuato. Tuttavia attorno alla 23esima settimana di gestazione non è più possibile interrompere la gravidanza, per cui si consiglia l’esecuzione del test Nativa entro la 17esima settimana.

Il referto del test Nativa è di facile e veloce comprensione. I risultati ottenibili possono essere di due tipologie:

  • Aneuploidia rilevata: indica che il risultato del test è compatibile con la presenza nel feto di un’aneuploidia per uno o più cromosomi investigati.
  • Aneuploidia non rilevata: assenza di aneuploidia a livello di uno o più dei cromosomi investigati.

 

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